Il sito “La Cooltura” parla dell’antologica di Matarese al PAN

http://www.lacooltura.com/2016/03/rosaria-matarese-il-pan-accoglie-unartista-napoletana-3/

 

Rosaria Matarese. Il Pan accoglie un’artista napoletana

Visitare la mostra di Rosaria Matarese al Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) significa conoscere una fetta dell’arte e della cultura napoletana.

La mostra, inaugurata il 4 marzo e aperta fino al 10 aprile, accoglie un’artista completa e con una storia chiaramente leggibile nel  percorso espositivo.  Le sale, che accolgono più di 60 opere,  nel loro susseguirsi stupiscono il visitatore: in ognuno di esse sono presenti pezzi diversi nel loro significato ed anche nella loro materialità.

Rosaria Matarese, nata a Napoli nel 1941, si forma dapprima presso il Liceo Artistico Statale di Napoli, per poi proseguire all’ Accademia di Belle Arti della stessa città. È stata allieva di Giovanni Brancaccio e, come ella stessa sostiene, ha avuto la fortuna di ‘rifiutarlo’, per intraprendere un percorso artistico personale, che, andando oltre il “pennello e tela”, l’ha condotta all’approccio alla materia nella sua varietà e nella sua utilizzazione come nuova via espressiva. Questa continua sperimentazione è stata incoraggiata anche dall’ adesione alla rivista Linea Sud (che Luca Castellano, artefice del Gruppo 58, fondò nel 1963). La rivista, come il gruppo, promuove nuove tendenze molto radicali anche da un punto di vista politico. Tale esperienza, combinata ad una propensione personale, incoraggia la Matarese ad una ricerca che dà centralità  al  concetto di Opera aperta, che, come dichiarò  Umberto Eco,  è un progetto di comunicazione, un intervento attivo del pubblico, che completa a proprio piacimento il messaggio dell’oggetto artistico.

R. Matarese, Studi di fisiognomica (2011)

R. Matarese, Studi di fisiognomica (2011) Foto di Silvia Salvia Parisini ©

È questa un’importante chiave di lettura per capire le opere di Rosaria Matarese.

Nelle prime sale vi sono delle vere e proprie installazioni ‘mobili’, che avvolgono il fruitore che si avvicina oppure richiedono il camminarci attorno, per scoprirne la molteplicità di significati. Addentrandosi nella mostra si compie un viaggio, che comincia con delle opere degli anni Sessanta per poi giungere agli anni più recenti e si ha l’impressione non solo di compiere un viaggio attraverso il tempo, ma anche nella storia artistica della Matarese. Le  installazioni ‘mobili’, sculture e opere realizzate su carta da scenografia con l’utilizzazione di pastelli a cera, sono supporti utilizzati dall’artista per affrontare  una varietà di temi: anche il pezzo di legno di un’installazione assume un valore e una dignità di opera d’arte.

I materiali utilizzati non sono designati, ma vengono adattati alle esigenze espressive dell’artista: i legni ‘spiaggiati’ ad esempio, sostiene la Matarese, “non li recupero, ma mi chiamano e li rendo quindi preziosi”. L’aggiunta di pittura ad olio consente ad un materiale apparentemente estraneo di entrare a far parte del mondo dell’arte.

“Tutto quello che avviene attorno a me lo avverto intensamente”.

Nell’ artista è fortemente radicato l’impegno sociale  e politico che si esprime chiaramente nella sua produzione. È possibile sia ritrovare temi come Maternità, in cui ella propone quello che è il suo punto di vista rispetto alle posizioni femministe sulla gestione dell’utero, o la serie di Recidere. Quest’ultimo tema è uno di quelli che si collegano più efficacemente al percorso della Matarese: Recidere incoraggia alla crescita, al distacco dalla madre o dalla propria formazione per condurre un percorso del tutto autonomo. L’artista non si sottrae neanche quando sceglie di trattare una tematica forte come la prigione di Abu Ghraib a Bagdad  e le terribili torture che vennero rese note con lo scandalo del 2004, a cui dedica, in forma di denuncia, alcune sue opere.

Rosaria Matarese è napoletana, perché con impetuosità esprime, anche con quella sottile ironia che caratterizza il temperamento partenopeo, tematiche anche violente e di forte denuncia politica e sociale. Visitare una sua mostra significa conoscere una fetta di storia dell’arte, le varietà tecniche che un’artista può utilizzare affinché il suo messaggio sia efficace. Lei chiede al fruitore di essere attivo nell’ interazione e nella definizione di una sua opera d’arte. Dopo tutto arte contemporanea significa proprio questo.

Angela Maselli

 

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